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SAN GENUARIO NELLA STORIA

 

 Stemma attribuito all'Abbazia

Ritrovamenti di una certa importanza fanno pensare che questo luogo fosse già abitato in epoca romana, anche se non mancano testimonianze certe.Notevole documentazione si trova invece riguardo all’abbazia benedettina di San Michele Arcangelo di Lucedio, fondata tra il 702 e il 707da Gauderi, soldato del re longobardo Ariperto II°. Nei secoli successivi l’abbazia prese il nome di  San Genuario  e di San Bononio.

 

Il suo territorio, al tempo del massimo splendore, era molto esteso ma dal XIII° secolo, con la nascita e lo sviluppo dell’abbazia cistercense di Santa Maria di Lucedio e l’insediarsi a Crescentino dei conti Tizzoni nel 1315, ebbe inizio la lenta decadenza del monastero di San Genuario

Nel 1419 un “breve” di Papa Martino V° concesse la metà dei territori dell’abbazia, con contratto enfiteutico, ai conti Tizzoni che si impegnarono ad edificare un castello a difesa del borgo.

 

  Carta territori

In seguito, Giacomo Tizzoni ottenne anche l’investitura a Conte di San Genuario ma i monaci si opposero alla cessione dei territori e la questione andò avanti per parecchi anni.Il castello fu edificato soltanto dopo la metà del 1400 dai figli di Giacomo Tizzoni e fu testimone delle numerosissime lotte tra Guelfi e Ghibellini.

 La rivolta dei Crescentinesi contro Riccardo IV Tizzoni, provocò la durissima vendetta di Giovanni Andrea II°Tizzoni, in quel tempo conte di San Genuario. Alla sua morte, si succedettero nel governo della contea di San Genuario altri Tizzoni fino all’esaurirsi della dinastia, quando  il feudo tornò ai Savoia E’ di questo periodo il notaio Pietro Varra, sangenuarese, musico e maestro di casa Savoia. Nel 1608 divenne signore di San Genuario il generale Molino di San Marco, nobile veneziano: siamo agli inizi delle guerre dei Savoia contro il Monferrato e la Spagna. San Genuario venne devastato sia dai soldati del duca che dai suoi nemici, soprattutto in occasione della  battaglia di Lucedio del 1616.

Al Molino succedette nel feudo il marchese Ascanio Bobba e, intanto,alle guerre era seguita la peste che, unita alla povertà, causò lo spopolamento del borgo.

Finalmente seguirono anni di prosperità e pace, ma presto si  tornò alla lotta a causa dei dissapori tra la reggente Cristina di Spagna e i di lei cognati.

A governare l’abbazia, nel frattempo, ad Ottaviano Tizzoni era succeduto Ferdinando Tizzoni, che l’aveva permutata con quella di San Severo in Guascogna (1578),  appartenente a monsignor Gerolamo Della Rovere

Seguirono come abati Giulio e poi Gerolamo Della Rovere e infine il chierico Alessandro Nomis. Questi cercò di riottenere i territori dell’abbazia precedentemente assegnati ai vari signori di San Genuario, muovendo causa a Marco Vittorio Bobba, succeduto al padre, ma invano.

Morto il Bobba, il feudo passò a Maria Giovanna Battista Saluzzo Bobba  e poi, per matrimonio,  al marchese Morozzo,.

Agli inizi del 1700 le guerre tra i Savoia e la Francia insanguinarono il territorio. Nel 1705 cadde, per fame, la fortezza di Verrua e gli abitanti delle nostre zone vennero a trovarsi in situazioni molto difficili.

Dopo la morte del Nomis (1679) l’abbazia rimase sprovvista di titolari, tuttavia i reggenti continuano a battersi per riavere i territori e nel 1716 vennero ridisegnati i confini, non però in modo tale da accontentare gli abati che si susseguirono nel governo del monastero e che continuarono invano a battersi per riavere le loro proprietà

Intanto il popolo sangenuarese,come già precedentemente, continuava a reggersi a Comune con rappresentanza propria, pur dovendo sottostare alle pressioni ora dei feudatari, ora degli abati.

Verso la metà del XVIII° secolo la popolazione era così malridotta che il re Carlo Emanuele III ne affidò il governo a Crescentino.

Venne Napoleone , l’abolizione del feudalesimo e un po’ di libertà.

L’abbazia perse i territori che furono venduti, insieme al castello e ai suoi beni, al banchiere Giani (1801) e da questi poi al Gonella. Altri beni andarono ai marchesi Gozzani di San Giorgio poi ai fratelli Ariotti.

Dopo la morte dell’abate Del Carretto, nel 1818, fu nominato abate commendatario Giovanni Battista Botta, quindi i beni dell’abbazia rimasti si trasfusero nel Regio Economato Apostolico.

 

Nel 1854 il re Vittorio Emanuele II° provvide la parrocchia  di un Parroco-Priore.

Negli ultimi 150 anni, San Genuario seguì la storia di Crescentino a cui era ormai legato.